Terremoto in Giappone e impatto sull’economia coreana
dalla newsletter di aprile 2011


È

passato più di un mese ormai dal terremoto che ha devastato gran parte del Giappone ed è ancora molto difficile valutarne l’impatto che ha avuto sull’area limitrofa.

Dal punto di vista della presenza radioattiva, in Corea del Sud se ne confermano piccole quantità al di sotto dei limiti considerati pericolosi anche grazie al particolare sistema dei venti che spirano regolarmente da ovest verso est. Ciò ha fatto escludere quasi in toto il trasporto sulla penisola coreana di particolato e aerosol contaminanti diffusi in Giappone. Una maggiore ricaduta, per quanto in quantità parimenti ritenute innocue per la salute, è stata riscontrata sul versante orientale nelle isole di Jeju e Dokdo.

Le conseguenze economiche di questo catastrofico evento sull’economia di Seul possono essere valutate nel breve e nel medio-lungo periodo.

Nel primo caso, da un punto di vista più prettamente industriale, si stanno verificando conseguenze nell’importazione dal Giappone di materiali e componenti di cui lo stesso Giappone è fornitore primario come, ad esempio, componenti per le industrie coreane dell’elettronica, dell’auto e della cantieristica. Il solo Giappone, per fare un esempio particolarmente eclatante, rifornisce il mercato mondiale del 60% di wafer di silicio che vengono utilizzati anche nella produzione di pannelli solari. L’export coreano, peraltro, dipende in modo sostanziale dall’importazione di semilavorati da questo Paese (si calcola che per ogni 1% di aumento di esportazioni coreane si verifichi un corrispondente aumento dello 0,96% di importazioni di merci giapponesi). Peraltro, nell’immediato, è anche vero che le industrie sudcoreane e giapponesi sono in competizione in settori cruciali per le rispettive economie quali, appunto, semiconduttori, acciaio e auto, ed è ben più che plausibile che i coreani possano trarre vantaggio dallo stop degli impianti causato dall’evento sismico.

Inoltre, sul piano delle valute, le fluttuazioni dello Yen giapponese legate all’evento sismico si sono tradotte in una maggiore volatilità del Won che ha comportato una minore profittabilità delle esportazioni ed è stata una concausa dell’aumento del fenomeno inflattivo.

Inflazione che, peraltro, continua a rappresentare una delle maggiori preoccupazioni del governo coreano che, come noto, lo scorso mese di marzo ha innalzato il tasso di sconto dello 0,25% portandolo al 3%. È di questi giorni la notizia che la Bank of Korea ha confermato le sue previsioni per una crescita del PIL al 4,5% per l’anno in corso correlata, però, ad un aumento dell’outlook inflattivo che passa dal 3,5 al 3,9%.

Nonostante la banca centrale coreana abbia ammesso una crescita dell’indice dei prezzi al consumo più alta di quanto previsto, continua nella sua politica di sostegno alla politica economica del governo che antepone la crescita economica alla stabilità dei prezzi.

L’amministrazione del Presidente Lee Myung-bak si è data per il 2011 un target di crescita del 5% legato ad un tasso di inflazione del 3%. Il mese di marzo, invece, ha comportato un aumento dell’indice dei prezzi al consumo di ben il 4,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: quasi due punti oltre il preventivato. Naturalmente anche l’aumento del prezzo del petrolio, di cui la Corea è importatore netto, ha contribuito ad alimentare questo fenomeno.

Più complicata è invece la situazione nel medio-lungo periodo, laddove un prolungato rallentamento della produzione di componenti in Giappone avrebbe un impatto negativo sull’industria manifatturiera coreana sia a causa della temporanea sospensione della produzione di alcuni tipi di materie prime (prodotti della plastica e del vetro, soprattutto, ma anche materiale per pannelli LCD), sia per problemi logistici e per i danni alle infrastrutture che rendono difficili e costosi i trasporti.


Tratto dalla Newsletter del mese di aprile 2011 dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, sede di Seul

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© Valerio Anselmo