FTA: Analisi della delegazione UE a Seoul
dalla newsletter di febbraio-marzo 2012


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ullo scorso numero di questa nostra newsletter abbiamo cercato di fare una disamina dei possibili vantaggi dell’FTA fra Corea del Sud e UE, partendo dall’analisi di alcuni dati statistici in nostro possesso e l’analisi di alcuni resoconti pubblicati da testate specializzate sull’argomento.

Vista l’importanza della materia, abbiamo deciso di tornarvici prendendo spunto da una nota recentemente pubblicata sull’argomento dalla delegazione UE qui a Seoul, che ha cercato di fare un bilancio dei primi sei mesi di FTA, basandosi su dati statistici di fonte coreana.

L’interscambio fra UE e Corea alla fine dello scorso anno ha riscontrato un aumento dell’11,75% su base annua rispetto al 2010; il dato del secondo semestre, tuttavia, si attesta su un incremento del 3,5% per un totale di 103,1 miliardi di dollari.

Interessante la visione del dato se lo andiamo ad esaminare disgiuntamente, laddove l’export della UE è cresciuto (sempre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) di un 22% su base annua e del 20% nel secondo semestre; l’export coreano in direzione opposta, invece, è cresciuto solo del 4% su base annua registrando addirittura un calo (-8%) nel corso del secondo semestre.

Questo fenomeno, in controtendenza rispetto a quanto accade di solito, ha carattere congiunturale non potendo essere in ogni caso considerato come conseguenza dell’accordo di libero scambio.

La buona performance dell’export UE, infatti, è dovuta in primis alla consegna di diversi aeromobili (che peraltro non sono soggetti a dazio) avvenuta alla Corea da parte del consorzio europeo Airbus nel secondo semestre dello scorso anno; a ciò si aggiunge l’aumento delle esportazioni in settori quali le automobili e loro componenti (in particolare BMW, Mercedes e Audi), semilavorati di acciaio, prodotti farmaceutici, prodotti alimentari ed alcolici che, invece, hanno avuto il beneficio delle esenzioni derivanti dall’FTA.

Da parte sua la Corea, nello stesso periodo, ha visto un calo delle vendite all’estero proprio in quei settori dove è tradizionalmente molto forte: navi (-10,6%), telefonia, componenti elettrici ed elettronici e semiconduttori (-6,6%), prodotti che, in ogni caso, non sono soggetti a dazio. È presumibile che questa tendenza sia in gran parte legata alla persistente crisi economica che sta attraversando il vecchio continente; per contro, per quelle merci che invece hanno avuto il beneficio dell’Accordo, si è registrato un incremento in alcuni casi abbastanza significativo (automobili e componentistica: +5,9%; oli minerali: +1,4%; materie plastiche: +0,4%).

Significativo, inoltre, il dato che riferisce la percentuale di utilizzazione dell’FTA da entrambe le parti coinvolte che, secondo l’Agenzia delle Dogane, si attesta su un 65,7% da parte coreana, contro il 47,1% da parte degli esportatori europei. È stato da subito evidente come i coreani si siano immediatamente attivati nella richiesta dello “status di esportatore autorizzato” - indispensabile per poter usufruire delle esenzioni doganali derivanti dall’Accordo - raggiungendo percentuali molto elevate già dalle primissime settimane. Per contro, sul fronte europeo, i tempi di reazione sono stati più lenti e soprattutto disomogenei, con i Paesi del centro-nord Europa (in primis la Germania) sensibilmente più rapidi rispetto ad altre realtà dell’Europa meridionale.


Tratto dalla Newsletter di febbraio-marzo 2012 dell’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane., sede di Seul

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© Valerio Anselmo