Un villaggio ancora all’antica

La rapida industrializzazione del paese ha portato dei drastici cambiamenti nella vita dei coreani, tanto che questi, di fronte alla scomparsa quasi completa delle abitazioni tipiche di campagna, hanno sentito il bisogno di dichiarare “villaggi folcloristici” certe aree del paese in cui le antiche usanze venivano ancora praticate, preservandole così dai cambiamenti. Uno di questi “musei” nei quali gli elementi da osservare sono gli abitanti, i loro usi e costumi, e le loro abitazioni, è il villaggio descritto brevemente in questo articolo.


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ll’estremità sud-occidentale della penisola coreana, nella regione Jeollanam-do (Chŏlla-namdo), si trova un villaggio folcloristico (“folk village”) in cui gli abitanti conservano intatto il modo di vivere di un tempo. Il nome di questo posto è Nagan-eupseong (나간읍성), un villaggio che si trova non lontano da Sunch’eon (Sunch’ŏn). È un luogo mantenuto tale espressamente per i turisti, per cui l’ingresso è a pagamento (2000 won gli interi, 1500 won i ridotti). E il fatto curioso è che, a visitarlo, sono soprattutto gli stessi coreani, i cui figli non sanno come la Corea fosse anche solo pochi decenni fa.

Le casette con il tetto di paglia ancora conservate nel villaggio di Nagan-eupseong. Il villaggio è circondato da una fortificazione costituita da un muro di pietra, sul quale si può camminare

Il villaggio è circondato da una fortificazione, costruita accumulando sassi per formare un recinto rettangolare di 1384 metri di lunghezza. I visitatori possono camminare sui bastioni, da dove si ha la possibilità di osservare l’intero agglomerato. Le curve gentili delle case col tetto di paglia di riso o di giunchi, ricordano qualcosa di familiare e di antico, e trasmettono un calore palpabile, perfettamente in accordo con la natura.

Camminando per le stradine, ci si accorge che i muri di terra che delimitano le abitazioni si innalzano solo fino all’altezza degli occhi, il che ci rende curiosi di sapere che cosa ci sia dall’altra parte. Alzandosi sulla punta dei piedi, o salendo su un sasso, si può sbirciare nei cortiletti delle case. Ovunque si scorgono immagini di serenità, il fascino pacifico di una zona di campagna, un’atmosfera ben diversa dalla vita frenetica delle città.

Il villaggio, che ha 230 residenti, comprende un piccolo laboratorio in cui alcuni oggetti vengono fabbricati a mano secondo i metodi tradizionali. Fra questi prodotti vi sono manufatti di paglia, una specialità della regione.

Im Che-ji

L’artigiano della paglia Im Che-ji, ora settantenne, indossa abiti coreani tradizionali e porta i capelli lunghi, legati in un nodo sulla testa, usanza che era seguita in passato dai coreani di sesso maschile. Nel vederlo, sembra di entrare in contatto con un personaggio di una di quelle casette dal tetto di paglia, un centinaio di anni fa, al tempo del regno di Joseon (Chosŏn).

L’aia di una delle case

“In passato tutti qui al villaggio sapevano lavorare la paglia e costruirvi oggetti. Si inizia tessendo la paglia del riso e facendone prima di tutto delle funi che vengono poi usate per costruire vari oggetti.” Mentre parla, le sue mani non si fermano un momento dal lavoro.

Il suo laboratorio è colmo di ciabatte di paglia, di grandi canestri (chiamati samtaegi 삼태기), di impermeabili di paglia (dorongi 도롱이), che oggi si vedono solo più nei dipinti di qualche secolo fa, di stuoie da stendere a terra (meongseok 멍석), e di numerosi altri oggetti. Oltre alle ceste, ai tappeti e alle ciabatte, colpiscono in modo particolare l’occhio le figure dei 12 animali dello zodiaco estremo-orientale. Nella foto qui accanto si vede un contenitore con quello che dovrebbe essere il muso di un cane, fabbricato per commemorare l’anno del cane (il 2006) in cui è stata scattata la fotografia.

La figura del contenitore a forma di testa di cane

Nelle stradine del villaggio si fanno incontri simpatici: alcune signore di una certa età che vendono scatole con una varietà di granaglie, disposte su stuoie di paglia, per terra. Girando un angolo ci si può imbattere in un bue che sta masticando della paglia, senza che questo si scomponga alla vista del nostro sobbalzo. Oppure si possono trovare tipi curiosi come il signor Im Che-ji appena citato, che si accontentano di poco e non pretendono di ritenersi dei sommi artisti perché sanno fare con la paglia qualcosa di fuori dal comune.


Tratto parzialmente da “Suncheon”, in Koreana, vol.20, n.1, primavera 2006. Autore del testo e delle fotografie: Yi Gyeom. Pubblicato con autorizzazione della Korea Foundation, che si riserva il copyright sull’intero contenuto della rivista. Riferimento: Koreana.

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© Valerio Anselmo