La Corea dopo il terremoto del Giappone


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opo l’immane disastro che ha colpito il vicino Giappone, la Corea si sta preparando ad affrontare l’eventuale arrivo di nubi radioattive sprigionate dai reattori nucleari di Fukushima e sta pensando a un possibile pericolo di radiazioni nella penisola coreana, anche se questa non è una zona sismica.

Dopo il terremoto avvenuto in Giappone l'11 marzo 2011 e lo tsunami che ne è seguito, le autorità coreane hanno preso varie misure protettive immediate. Per proteggere meglio la salute pubblica, la Corea del Sud ha iniziato a controllare il livello di radiazioni delle persone che arrivano dal Giappone. Il ministero della scienza e l’Istituto coreano per la sicurezza nucleare hanno detto di avere installato delle porte per la rilevazione della radiazione residua negli aeroporti di Incheon e Gimpo che hanno voli diretti col Giappone. Entrambi gli aeroporti sono forniti di due porte in grado di rilevare anche le più piccole tracce di radiazione sulle persone e sui bagagli.

«Se i livelli di radiazione superano i 100 microsievert, che è mille volte superiore al normale, la persona viene mandata all’Istituto coreano di scienza radiologica e medica per un dettagliato checkup medico» ha detto Kim In-hwan, ricercatore presso l'Istituto. «Quelli che hanno dosi inferiori di radiazioni superano l'esame, ma viene loro detto che cosa fare per decontaminare se stessi e le loro cose. Chi si preoccupa anche per livelli medi di radiazioni sarà mandato presso una clinica per ulteriori controlli.» Quest'ultimo esame, comunque, è su base volontaria.

A proposito del processo di rilevamento delle radiazioni, gli ispettori dell'aeroporto internazionale di Incheon hanno detto di aver trovato contaminato da radiazioni un giapponese proveniente dalla prefettura di Fukushima. Il livello di radiazioni era appena di 1 microsievert ed era concentrato nel cappotto e nelle scarpe. Il rilevamento del livello tornò normale quando l'uomo si tolse il cappotto e le scarpe.


Centrali nucleari a Yeonggwang, nella regione Jeolla del Sud, in Corea del Sud

Le autorità coreane hanno promesso di aumentare gli standard di sicurezza dei futuri reattori nucleari costruiti nel paese. La Corea ha attualmente 21 reattori nucleari in grado di sopportare terremoti di magnitudo 6,5. Kim Chang-kyung, vice-ministro per l’istruzione, la scienza e la tecnologia, ha detto che il paese vuole arrivare ad avere 35 reattori e che quelli più nuovi saranno in grado di sopportare terremoti di magnitudo 7,0. I primi sette dei 14 reattori che dovranno essere ancora costruiti saranno pronti entro il 2016.

I gravi problemi della centrale nucleare di Fukushima in Giappone stanno suscitando una controversia a proposito del reattore nucleare di Wolseong a Gyeongju, nella regione Gyeongsang del Nord. Il reattore numero 1 di Wolseong, con una capacità di 679 megawatt, ha iniziato a funzionare nel 1983 e avrebbe dovuto essere chiuso nel 2012. Ma nel 2009 la Korea Hydro & Nuclear Power (KHNP) ha chiesto al Ministero competente il permesso di continuare per altri dieci anni. Un gruppo di residenti della zona in cui si trova il reattore faranno a giorni visita al presidente della repubblica e al ministero della tecnologia per esprimere la loro preoccupazione.

Ma il reattore di Wolseong non è l’unico che sta invecchiando. Al reattore numero 1 di Gori è stato concesso nel 2007 di estendere il funzionamento nonostante l’opposizione delle liste ambientaliste. Ma, anche se vi sono preoccupazioni sulla sicurezza dei reattori nucleari, non vi saranno cambiamenti nella costruzione a Gori di due nuovi reattori da completare nel 2013 e 2014. «Senza altre centrali nucleari,» ha detto un funzionario dell’Azienda elettrica coreana «la Corea andrebbe incontro a mancanze improvvise di corrente durante le ore di punta d'estate e d'inverno.»

Nel frattempo un gruppo di artisti coreani, cantanti e attori cinematografici famosi anche in Giappone, ha iniziato a fare consistenti donazioni di denaro al popolo giapponese per cercare di aiutarli specialmente nei primi giorni dopo il disastro


Tratto da varie fonti in Internet il 17 e 18 marzo 2010.

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© Valerio Anselmo